La lirica arcaica


Contenuti:
Archiloco
Alceo
Tirteo
Solone
Saffo
Temi poetici e filosofia

Il periodo appena successivo a Omero allarga le possibilità di aggregazione sociale. Esiodo muove per primo critiche radicali all'ordinamento tradizionale e "consiglia" agli uomini di seguire l'autorità di Zeus, garante della giustizia; tuttavia non sviluppa alcun progetto di riforma, ma rivolge esortazioni al fratello. Dubitando dell'effettivo ordine del mondo, egli è indotto a riflettere su alcuni termini che indicano rapporti tra gli uomini; così i concetti di Lotta (Eris) e vergogna (aidòs) si sdoppiano, si definisce che cosa sia la giustizia . Mentre in Omero un ammonimento concorre a ribadire ciò che è comunemente considerato buono, invece Esiodo riflette sulla non fissità del linguaggio che si sdoppia continuamente. Tutto ciò influisce sulla concezione di "spirito" e in particolare muta la posizione del noos che non è più solo strumento di osservazione della realtà, ma può essere ingannato e spinto al falso giudizio. In Esiodo inoltre compare accanto al noos l'attributo "intento" come disposizione interiore del noos ad agire in un certo modo. E' una concezione fondamentale secondo cui lo spirito non reagisce solo a fatti esterni, ma può anche far scaturire qualcosa da sé. Esiodo tuttavia non presenta queste novità come sua personale intuizione, anche se cita il proprio nome, ma come dono delle Muse.

Anche il suo pensiero riguardo alla convivenza umana è innovativo: infatti presenta Dike (giustizia), data da Zeus, ma non solo come mancanza di ingiustizia, ma anche come legame spirituale che conferisce coesione alla nuova società. Egli presenta immagini di società, pur lontane al suo tempo, ordinate e "buone" grazie proprio alla presenza di Dike. Lo Stato giusto nasce dunque da una nostalgia poetica, non dalla prassi politica.

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Archiloco

I lirici arcaici riprendono le questioni care a Esiodo. Archiloco è testimone di una società completamente diversa e si occupa principalmente di esperienze personali. Egli ha una chiara coscienza di che cosa sia l'amicizia e prima di lui nessuno aveva parlato di amicizia delusa. Anche il giuramento non osservato da Licambe, che ha promesso e poi rifiutato la figlia in sposa al poeta, si configura come patto di amicizia personale e non come frutto di convenzioni abituali. Archiloco si sente legato ad altri in maniera più intensa, i legami tradizionali passano in secondo piano e non è offeso il suo onore, bensì è spezzata una fiducia pur accompagnata da un legame oggettivo, il diritto, visto ancora come vincolo religioso ovvero come giuramento.

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Alceo

Alceo era profondamente implicato nelle lotte interne di Mitilene, sull'isola di Lesbo, e in particolare era stato compagno di Pittaco contro il tiranno Mirsilo, ma si era poi sentito tradito dalla presa di potere dell'antico alleato. La coesione su base culturale e cerimoniale interna a un gruppo politico ha però scarsa importanza di fronte al sentimento comune. Nel fr.130 Lobel-Page Alceo è presentato in una condizione di esilio in cui egli sente la solitudine e la mancanza degli amici e dell'attività politica. Per la prima volta quindi qualcuno si sente legato ad una comune vita pubblica e ne piange la perdita. Lo scopo della congiura per eliminare Mirsilo era quello di impedire il governo da parte di uomini "nati da cattivi genitori" e pertanto Alceo è solo sostenitore di un gruppo a cui appartiene per nascita; è lo specchio della crisi della classe aristocratica che teme l'avvento dei nuovi ricchi. Tuttavia egli si sente spiritualmente tradito da Pittaco non meno di quanto accadeva ad Archiloco per cui il "compagno " era tale in senso strettamente personale e non per l'appartenenza al medesimo partito. Alceo rivela di sentirsi legato non a singole persone, ma a una cerchia e le parole composte con la preposizione syn- (con) che compaiono nei suoi frammenti sono indice di questo sentimento e risultano fondamentali per comprendere l'ideologia che sta alla base del simposio, ovvero del "bere insieme".

Il vino è per Alceo lo scacciapensieri a cui ricorrere dinanzi alle angustie poiché permette la fuga dalla realtà; risale a lui il motto "nel vino la verità" e per quanto egli cerchi l'oblio nel bere, afferma che il vino mette allo scoperto i veri sentimenti e rivela chi sia un amico autentico e fidato. Si tratta di un tema ricorrente nella poesia arcaica, ma Alceo ne è per così dire l'inventore. Quando infatti uomini si uniscono in base a idee e sentimenti comuni è fondamentale che si conosca la loro reciproca sincerità e con ciò si indaga la nuova dimensione dell'anima, la profondità. Già in Omero gli uomini sanno dissimulare, ma la sincerità è essenziale per una comunità che supera il vincolo del giuramento.

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Tirteo

Tirteo, nella seconda metà del settimo secolo, esorta al valore gli Spartani impegnati in dure lotte con i Messeni. Egli riprende molti elementi dall'Iliade, ma li sviluppa in modo decisamente originale a cominciare dall'affermazione del coraggio come unica virtù del vero uomo. In Omero può esistere concorrenza tra virtù, ma non viene proclamata "la" virtù per eccellenza; dal momento che Tirteo riconosce l'unicità del coraggio, egli supera il conflitto tra saggezza e coraggio inteso in senso tradizionale, presente invece in Omero. Non solo, ma Tirteo, raccogliendo anche gli spunti di Callino, oltrepassa la concezione degli organi spirituali quasi corporei; infatti Omero concepisce come ricordare o dimenticare ciò che si definisce come mutamento di sentimenti e così si può ricordare o dimenticare il coraggio, ma Tirteo incita a fare grande e combattivo lo thymos ovvero afferma che si può mutare la disposizione dell'animo.

E' un bene comune per la città e tutto il popolo
chi resta saldamente attestato in prima fila

Omero mostra l'unità dei Greci che hanno un solo thymòs in battaglia, ma in Tirteo questa unione risulta ancor più importante dal momento che è proprio in questo periodo che si sviluppa la falange, disposizione che esige la coscienza della responsabilità; secondo Tirteo inoltre esiste un bene comune per la polis e il popolo e si esprime così per la prima volta una coscienza politica. Omero parla di "danno comune", ma l'attributo ha valore di "generale" e non è connesso a un gruppo definito, solo quando si parla di bene comune l'aggettivo assume specificità: il poeta pensa a uno Stato a cui ognuno deve subordinare se stesso e in tal senso egli esorta all'obbedienza

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Solone

Solone stabilisce la sua idea dello Stato su un principio spirituale, quello di giustizia. Egli è costretto a intervenire da disordini interni alla città di Atene, ma non aderisce, come Alceo, a uno dei gruppi esistenti e nemmeno si affianca a Tirteo nel dichiarare che esiste una sola virtù; fa invece un ampio quadro, nell'Elegia alle Muse, di tutte le attività umane e dei rispettivi guadagni, senza che una escluda l'altra. Sorte comune di tutti è l'ignoranza del risultato delle fatiche di cui solo la divinità decide l'esito. L'unica certezza è il trionfo finale della giustizia che conosce il passato e, pur tacendo, col tempo provvede al castigo. Egli si ricollega in questo a spunti esiodei, ma per primo li inserisce in un ordinamento politico e li fa uscire dalla sfera privata. Solone pone le basi della democrazia attica, ma anche le sue esortazioni mirano soprattutto a risolvere uno stato di disagio: giustizia significa frenare l'ingiustizia di coloro che non pongono limiti alla propria avidità e ambizione. Già nell'Iliade le condizioni dell'accordo stanno nel rispetto della giusta parte ma Solone progetta il perseguimento attivo di uno scopo concepito teoricamente, la giustizia. Per la prima volta qualcuno non accetta come valide le condizioni tradizionali, ma cerca di migliorare la tradizione secondo il proprio pensiero e una norma valida; è lo spirito che progetta un ordinamento nuovo come Solone stesso proclama: "Questo mi ordina di insegnare il mio spirito". Solone regola tutto stando al di sopra delle parti e perciò egli può attuare riforme con oggettività, fidando in un ordinamento divino e nel diritto. Tuttavia il suo scopo non è aiutare il bene a entrare nell'uomo, ma combattere il prevalere dell'interesse privato sulla giustizia. Solone tuttavia non vede la giustizia come un traguardo astratto che spinge alla creazione di uno stato ideale, ma si presta, democraticamente, al compromesso.

Quando gli uomini si uniscono spiritualmente, si separano tanto più nettamente dagli altri e nascono le lotte di opinione. Solone interviene a favore della giustizia ma non conduce a uno Stato dell'unica virtù, dell'obbedienza e del sacrificio incondizionato come avviene in Tirteo; invece lo stesso ordine impostato nelle sue poesie diviene materia di lotte ideologiche: lo stato soloniano si trasformerà in democrazia, quello tirtaico diventerà la rigida Sparta.

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Saffo

Anche Saffo, compatriota di Alceo, si unisce a persone di uguali sentimenti formando una comunità innovativa che basa la propria coesione sul ricordo delle "cose belle" di cui ha fatto esperienza e tale ricordo vive nella poesia ispirata dalle Muse che sono proprio figlie di Mnemosyne (Memoria). Il ricordo supera la separazione nello spazio, ma soprattutto nel tempo: il canto precedente teneva desta la fama immortale degli eroi, ora conserva una conoscenza grazie a cui gli uomini si sentono legati. Questo vincolo si riferisce sempre a un oggetto determinato, il ricordo va a una esperienza sensibile, non è l'inebriarsi nello stesso sentimento; tuttavia Saffo non parla di sentimenti solo perché sono impulsi per l'azione, ma si sofferma sullo stato d'animo perché gli uomini si uniscono in esso e resteranno uniti nel ricordo. Nel frammento 55 Lobel-Page Saffo si rivolge contro qualcuno che non appartiene alla sua comunità aprendo speranze oltre la morte alle sue compagne se non altro perché saranno ricordate nei suoi carmi. Dunque in un gruppo unito dagli stessi sentimenti affiorano anche simili attese escatologiche.

L'intensità del convivenza crea anche una nuova solitudine, non più oggettiva separazione da altri, ma dolore psicologico che si esprime nella separazione della mente dal corpo: dunque lo spirito è incorporeo.

Inoltre il "bello" motivo del ricordo che unisce la comunità non è ciò che viene comunemente definito "bello", ma Saffo afferma che esso consiste in ciò che uno ama. Il tema è quello dei contrasti e indovinelli in cui si chiede quale sia la cosa migliore, motivo molto in voga al tempo di Saffo. Ma la poetessa inizialmente dà una risposta di principio e solo più avanti nel carme afferma che la cosa più bella è per lei la fanciulla amata; ella vuole principalmente dichiarare che cosa sia il bello autentico, continuando così quell'indagine sul vero significato delle parole proposta già da Esiodo. Queste questioni oppongono alle convenzioni la schiettezza e l'opposizione a ciò che è convenzionalmente apprezzato pone le basi del pensiero democratico.

Se Saffo può vedere e amare il vero splendore lo deve però agli dei e se crede di poter dire qualcosa sulla bellezza ciò significa che ha un rapporto personale con la divinità. La comunità saffica non è un'esperienza isolata ma fa parte di un movimento che provoca la formazione di sette iniziatiche che non subordinano più l'accettazione di adepti alla loro classe sociale, ma solo alla volontà del singolo.

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Temi poetici e filosofia

La tendenza a riunire persone "sentimentalmente" legate porta a una trasformazione della religione tradizionale con il diffondersi delle pratiche settarie. Inoltre i Giochi olimpici e i responsi delfici assumono importanza politica. Al rinnovamento contribuiscono fattori politici, religiosi, sociali e filosofici come appare chiaro per i pitagorici che portano la religione anche alla base della scienza. Tuttavia ciò che esce da tali sette è poco adatto a costituire un elemento unificatore dello Stato. Ben presto i gruppi legati alle medesime dottrine costituiscono la comunità di coloro che sono uniti dal fine della loro indagine ovvero dalla ricerca della verità: la comunità dei filosofi. Essi aspirano a riconoscere un fattore comune oggettivo, un principio, ciò che nel mondo vi è di autentico e essenziale. I primi lirici pongono principi per la vita autentica degli uomini, i filosofi cercano corrispondenti principi unitari per il mondo. Mentre i poeti si chiedono che cosa sia la cosa più bella, i filosofi cercano la più antica, l'archè. Dopo aver assegnato questo ruolo alla materia o all'infinito, si passa a intendere il nesso interno al mondo come ordine matematico. Riaffiora anche in questo contesto un motivo della lirica, la tendenza a non accontentarsi di ciò che è dato dalla tradizione e a esplorare altre vie, nonché l'interesse a stabilire e a giustificare un ordine nel cosmo, tema già presente in Omero sotto le vesti del mito.

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