Wagner, la tragedia greca e l'opera dell'avvenire


Wagner a Tribschen, presso Lucerna, entrò in contatto con Nietzsche.

Come avrebbe detto illustrando il proprio procedimento nella "comunicazione ai miei amici", in Arte e rivoluzione W. volle mettere in evidenza il rapporto dell'arte con la situazione politico sociale del mondo moderno, mentre nell'Opera d'arte dell'avvenire intendeva dimostrare come tale rapporto fosse letale per l'arte, che, frantumata in tante singole egoistiche manifestazioni, sarebbe diventata incapace di realizzare la vera opera d'arte. L'unica valida: che è un'espressione assai rivelatrice. In Opera e dramma volle mostrare come l'opera fosse stata fino allora considerata erroneamente il prodotto artistico in cui già appariva in embrione o addirittura nella sua interezza l'opera d'arte dell'avvenire nel senso da me inteso, un risultato come quello non potrebbe essere raggiunto se non attraverso il capovolgimento dei procedimenti artistici finora seguiti nella creazione dell'opera.

Come procedeva nel suo discorso? Certo fu cauto nello scoprire le proprie carte. Il suo inno ai Greci era abbastanza entusiasmante e li per lì non sospetto e in seguito deve avergli subito conquistato le simpatie di Nietzsche. Lo spirito greco come si manifestò nella sua epoca aurea nello Stato e nell'arte, dopo avere prevalso sulla rozza religione naturale della patria asiatica originaria e aver posto in cima alla coscienza religiosa l'uomo libero, forte e bello, trovò una adeguata espressione in Apollo, il dio supremo, la divinità nazionale delle stirpi elleniche.

Questo Apollo sarebbe stato l'esecutore della volontà di Zeus in terra greca. Il grande poeta tragico Eschilo lo rappresentò con tratti sereni e severi e così lo videro gli ateniesi, e qui W. sfruttava con sicurezza le conoscenze acquisite con le sue letture di Dresda. E' indubbio che la sua visione della tragedia greca, anche se deformata e, in buona fede, adattata alle sue intenzioni, era ampia e arricchita da una fervida fantasia. Il poeta greco, ispirato da Dioniso, aveva affidato a tutti gli elementi delle arti nate per un'intima necessità dalla vita umana il nobile compito di creare il dramma, la più alta delle opere d'arte che si possa immaginare. Era quella l'opera d'arte greca; e quello era il popolo greco nella sua manifestazione più vera e più bella.

Alla dissoluzione dello stato ateniese si era accompagnata la decadenza della tragedia. Quando lo spirito unitario del popolo si frantumò e disperse mille tendenze egoistiche, anche la grande opera d'arte totale, si disintegrò nei suoi singoli momenti costitutivi; sulle macerie della tragedia pianse col suo folle riso il commediografo Aristofane e ogni impulso artistico finì per arrestarsi davanti alla riflessione severa della filosofia che meditava sulle cause della caducità della bellezza e della fortezza umane.

Lo scritto Arte e rivoluzione non si limita tuttavia a celebrare il dramma greco e il concorrere delle varie parti in un unico fatto espressivo né a deplorarne la perdita, ma rivela anche che W. aveva in mente una visione ideale politico-sociale della comunità preistorica: la visione di un ideale non più realizzato compiutamente nella polis greca , che perciò sarebbe tramontata. Con i greci sarebbe scomparsa dalla storia dell'umanità l'opera d'arte di tutti e ciò perché il mondo antico si sarebbe ammalato del problema della schiavitù e ne sarebbe morto. Lo schiavo sarebbe diventato il cardine fatale dei destini dell'umanità: Lo schiavo, per il solo fatto di esistere nella sua condizione, ritenuta necessaria, di schiavo, rivelò la futilità e la caducità di tutta la bellezza e di tutta la forza della concezione greca della perfezione umana, dimostrò per sempre che la bellezza e la forza come caratteri essenziali della vita pubblica, possono durare e rendere felici soltanto quando sono un bene comune a tutti gli uomini.

Col tramonto della tragedia l'arte medesima avrebbe cessato a poco a poco di essere l'espressione della coscienza pubblica il dramma si smembrò nelle sue varie componenti: retorica, scultura, pittura, musica, ecc. La ricerca del divertimento ha privato il dramma della musica e l'opera dell'aspetto essenziale del dramma e del suo intento più alto : quello di scuotere e di commuovere. Come il mondo antico crollò a causa del problema della schiavitù, così un mondo nuovo può nascere solo dall'eliminazione della schiavitù nelle sue forme più degradanti: l'industria e la soggezione al denaro. Soltanto così sarà possibile dar vita a un'era dell'arte. Presso i Greci, al tempo della sua fioritura, l'arte era conservatrice perché la coscienza comune vi trovava un'espressione valida e adeguata; ora invece la vera arte è rivoluzionaria in quanto non esiste se non in contrapposizione con i valori generalmente accettati. W. distingue fra arte rivoluzionaria e arte dell'avvenire: soltanto la rivoluzione universale potrà dar vita a un'arte nuova. L'arte si innalzerà a piena dignità soltanto sulle spalle del nostro grande movimento sociale. Non che dobbiamo tutti ridiventare greci, dobbiamo diventare uomini nuovi. Un uomo nuovo è un uomo non egoista, che riconosce il proprio ambiente in una società basata sull'uguaglianza delle esigenze (opera d'arte dell'avvenire) . Dalla Grecia antica ad oggi la storia è storia dell'egoismo e a quest'epoca porrà fine il riscatto del comunismo.

In L'opera d'arte dell'avvenire e in Opera e dramma assoluta viene definita, sotto l'influenza di Feuerbach , quella forma d'arte che si è sciolta dall'opera d'arte universale. La polemica di W. contro la musica assoluta di Beethoven è perfettamente analoga alla polemica di Feuerbach contro la filosofia assoluta . Si tratta del pensiero astratto di Hegel, la cui dimensione metafisica deve, nell'interesse degli uomini, essere trasferita nel conoscibile e secolarizzata. W. innalzò l'assoluto musicale piuttosto che abbassarlo, o almeno credette di farlo, perché lo risolse nell'infinito di una struttura del tutto diversa: nella melodia infinita. Il veicolo della melodia infinita è l'orchestra.

[Da Musica dell'avvenire]

[...] L'orchestra sarà col dramma che io intendo in un rapporto simile all'incirca a quello che assunse il coro tragico dei greci con l'azione drammatica. Il coro era presente di continuo; davanti ai suoi occhi si svolgevano i motivi dell'azione che si effettuava; esso cercava di approfondire questi motivi e di formarsi per mezzo di essi un giudizio intorno all'azione medesima. Solamente questa parte che il coro prendeva all'azione era, in genere, di natura più riflessa; egli rimase estraneo all'azione e ai suoi motivi. L'orchestra del sinfonista moderno, al contrario, penetrerà nei motivi dell'azione con una compartecipazione così intima, in quanto essa, da una parte, come corpo dell'armonia rende unicamente possibile l'espressione della melodia, d'altra parte accoglie la corrente continua della melodia stessa, e così comunica i motivi al sentimento con l'energia più irresistibile e convincente. [...] Il coro, che nell'opera e già salito sulla scena, perde completamente il significato del coro greco antico; ora egli non può essere compreso che quale personaggio agente e dove come tale, non è richiesto, noi lo reputeremo in avvenire imbarazzante e superfluo, perché la sua partecipazione all'azione è passata interamente all'orchestra e da essa è manifestata sotto una forma presente al continuo, ma non molesta.

A differenza del dramma greco, l'opera d'arte dell'avvenire non avrebbe potuto fare a meno dell'orchestra, considerata la più alta espressione della sensibilità umana, capace di dar vita a una nuova esperienza collettiva. Perciò la più alta forma d'arte collettiva è il dramma musicale. lì poeta non diventa uomo se non sulla scena. Al poeta dell'avvenire spetta il compito di subordinare all'azione le tre arti sorelle, la musica, la parola, la danza. Anzitutto chiedeva al dramma dell'avvenire, e in questo certamente si ricordava della tragedia greca, che l'azione si concludesse con la morte del protagonista; una morte necessaria, conseguente a un agire che riflettesse la pienezza del suo essere. La vicenda avrebbe potuto dirsi svolta compiutamente soltanto quando l'uomo non fosse più soggetto a scelte volontarie relative a un suo possibile agire ulteriore ; quando la sua vita fosse conclusa e perciò offerta interamente a un giudizio complessivo. A conclusione del dramma, il rito celebrativo di quella morte: il più nobile fra i riti degli uomini. Anche l'edificio del teatro dell'avvenire dovrà essere reinventato, perché la sovrapposizione dei posti secondi gli strati sociali e la resa incondizionata di fronte alla mania dello sfarzo che caratterizza l'odierno teatro d'opera non consentono una soluzione esteticamente soddisfacente.

[Stefania]

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