Musica e tragedia


La tragedia, come la musica, è intimamente costituita da due elementi, tra loro distinti ma complementari. La tragedia prevede il gioco di apollineo e dionisiaco; la musica di armonia e melodia. L'armonia è ciò che, come l'apollineo, plasma con la sua forza e tiene a freno la melodia, la quale tende per sua natura a sfuggire ogni regola di misura, proprio come il dionisiaco.

La grandiosità del dramma musicale greco sta nell'aver saputo dare uguale peso a entrambe le componenti, sia della tragedia sia della musica, fino a raggiungere un equilibrio perfetto. Nietzsche afferma che da Eschilo in poi tale equilibrio sarà sempre più minato dalla dialettica, che toglierà spazio alla musica, e dalla musica stessa, che privilegerà la melodia. Ciò rappresenterà il graduale declino della sublimità della tragedia greca.

Nei diversi autori tragici il concetto stesso di sublime viene interpretato in modi divergenti. In Eschilo esso appare nella forma della giustizia più grandiosa, quella divina. Gli uomini si sentono in consonanza con le leggi morali degli dei olimpici: la libertà dell'uomo implica così l'uniformarsi al loro decreto. Zeus ne è il garante e la colpa viene punita; a subirne le conseguenze può essere chi l'ha commessa di persona o anche un suo discendente (ereditarietà della colpa).

La tragedia ha per Nietzsche una funzione essenziale nella società greca: quella di far comprendere all'uomo, attraverso il dionisiaco, la nullità dell'esistenza, il suo carattere irrazionale e smisurato, che però da solo produrrebbe noia e nausea verso la vita stessa.

Una società ha bisogno di essere controllata, plasmata; tale esigenza è espressa nell'apollineo, che mostra all'ateniese la necessità della misura, il bisogno etico di regole che guidino l'esistenza e le diano un senso, un fine.

[Barbara]

Torna alla pagina iniziale su Nietsche