La concezione nietzscheana del linguaggio tragico

[Nietzsche durante il servizio militare (1870)]

Nietzsche nei suoi studi sull'arte greca ha sviluppato concezioni singolari e anticonformiste rispetto alle riflessioni consolidate allora nelle università.

Una particolare lettura nietzscheana la possiamo trovare nelle originali conclusioni che apporta per quel che riguarda il linguaggio della tragedia; inizialmente può essere interessante per l'analisi di tale concezione una frase tratta dalla conferenza Il dramma musicale greco:

Io ritengo che quell'Eschilo e quel Sofocle che ci sono ben noti, in realtà ci sono noti solo come poeti che hanno redatto il testo, come librettisti, il che significa che ci sono del tutto sconosciuti.

Questa affermazione delinea l'aspetto fondamentale che si pone a base del pensiero di Nietzsche, per il quale la comprensione della tragedia è impedita all'uomo contemporaneo, poiché del fenomeno tragico noi conosciamo solamente gli aspetti letterari e ignoriamo le altre componenti: quella musicale e gestuale. L'opera tragica agli occhi dei greci assumeva caratteri che la rendevano completa da qualsiasi punto di vista e tali caratteri facevano sì che il popolo intero partecipasse dell'emozione e del pathos che si viveva sulla scena; musica, gestualità, parola si intrecciavano e divenivano portatrici di messaggi che, accolti dalla sensibilità mattutina e festosamente eccitata dell'ascoltatore, elevavano gli animi a contatto con il divino, alla pregustazione dell'ebbrezza del dionisiaco.

Il riconoscimento del carattere religioso del fenomeno tragico è basilare per Nietzsche, perché è in grado di ricondurre l'origine di tale fenomeno alla lirica monodica, in seguito sviluppatasi nella poesia lirica popolare, legata alle Dionisie, feste demoniache durante le quali prorompeva tutta l'ebbrezza del più potente sentimento; la sensibilità greca ha fatto poi in modo di temperare questo urlo demoniaco in un canto di liberazione: il ditirambo. Così il caos dionisiaco è vinto dall'ordine apollineo.

Accanto a questo fattore musicale trova ampio spazio il discorso parlato, che diverrà poi motivo di decadenza per la tragedia, ma che in quel momento, sotto l'influsso potente della musica, descrivendo le relazioni essenziali del dramma, assume il carattere proprio dell'epos, per il quale il fenomeno tragico non subisce alterazioni nel proprio carattere originario. L'elemento essenziale che riassume in sé la musicalità, la parola e l'orchestica è il coro; sulla scena appare come il mediatore tra il fatto che accade e il pubblico, come il purificatore del dramma che restituisce all'azione tutta la sua forza poetica. L'aspetto corale è fondamentale nella tragedia greca ed è l'aspetto discriminante che pone una netta separazione tra la tragedia contemporanea e quella attica, perché nei suoi interventi il coro accentua il carattere sentimentale trasmettendo attraverso il suo canto uno stato d'animo enormemente esaltato, nel quale si sente una partecipazione più viva del dio.

[Matteo]

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